Il furgone balena — Italia Investigazioni

IL FURGONE BALENA DEL 2012

Recanati, notte di un giorno qualunque del 2012. Il racconto di quando qualcuno ha provato a spegnerci a modo suo.

Il furgone lo chiamavamo la balena. Mercedes diesel, modello vecchio, grosso, lento, con la grazia di un frigorifero in discesa. Ma dentro ci stavamo ore. Appostamenti, termos, silenzi. Una balena che non dava nell’occhio, perché nessuno guarda mai un catorcio.

Quella notte dormivo. Poi ho sentito un rumore che non c’entrava niente con il sonno. Un crepitio. Secco, vivo. Come qualcuno che accartoccia un giornale dentro la tua testa.

Mi sono alzato prima ancora di capire perché. Cristina era già in piedi. Non c’è stato bisogno di parlare. Dalla finestra, l’arancione. Il nostro furgone era una torcia, parcheggiato in Via Cupa Madonna di Varano, e non stava facendo niente per nascondersi.

Il furgone Mercedes danneggiato dall'incendio
L’incendio del Mercedes diesel a Recanati, notte del 2012.

Erano quasi le quattro.

Non ricordo di aver deciso nulla. Ricordo le scale, l’aria fredda, l’odore. Benzina. Non gasolio, non plastica: benzina, quella dolciastra che ti si attacca alla gola. Qualcuno l’aveva versata con cura. Poi un fiammifero. Un gesto da due secondi, pagato con anni di lavoro nostro.

Sapete cosa si pensa in quei momenti? Poco. Primo: spegnere. Secondo: le macchine parcheggiate lì accanto. Ho bussato ai citofoni di mezzo vicinato, in mutande e dignità variabile, e i proprietari sono scesi a spostare le auto. Una per una, fuori dal raggio del fuoco. Nemmeno un graffio. Se c’è una cosa di cui vado fiero di quella notte, è questa.

Per il resto, io e Cristina contro le fiamme. Con quello che avevamo. Poca roba, tanta rabbia. Quando i Vigili del Fuoco di Macerata sono arrivati, il grosso era già domato. Sono scesi, hanno guardato, hanno annuito. Un lavoro fatto a metà da due dilettanti con troppo da perdere.

La balena era finita. Carcassa nera, vetri in briciole, odore che ci è rimasto addosso per giorni.

Cristina ha sporto denuncia contro ignoti alla stazione dei Carabinieri. Ignoti. Una parola elegante per dire: sappiamo che sono qualcuno, non sappiamo chi.

Ma qualcosa l’abbiamo saputa. Alcuni clienti di un locale lì vicino, poche ore prima, avevano visto un fuoristrada girare senza meta. Tre persone a bordo. Nessuna meta, appunto. Chi gira senza meta di notte una meta ce l’ha eccome.

Mi hanno chiesto in tanti, dopo: avete avuto paura? Sì. Una cosa è pedinare, una cosa è scoprire che il pedinato sei tu. Facciamo un mestiere in cui si raccontano verità che qualcuno preferirebbe seppellire. Infedeltà, figli che si bucano, segreti di famiglia. Reazioni brutte ne avevamo viste. Mai così. Mai alle quattro del mattino, mai con il tuo furgone al posto del messaggio.

Il messaggio, comunque, era chiarissimo.

Il giorno dopo eravamo in ufficio. Caffè, telefono, pratiche. Chi aveva acceso quel fiammifero voleva un’agenzia in ginocchio. Ha ottenuto una balena in meno e due persone più testarde.

Da allora sono passati anni. La licenza è ancora al muro, il lavoro pure. Ora al posto del glorioso Mercedes c’è un furgone anche meglio dell’altro. Ma ogni tanto, quando sento un crepitio fuori posto, mi sveglio comunque.

~04:00L’incendio, nella notte
2 su 2Svegli, in piedi, auto vicine salvate
0Danni alle altre auto
Dagli archivi: la cronaca dell’epoca (2012)

Svegliati dal crepitio delle fiamme che avevano avvolto il furgone dell’attività di investigazione privata, in un chiaro atto intimidatorio. Cristina Luppino, titolare di “Italia Investigazioni” a Recanati, e Francesco Romano Giamba hanno evitato il peggio: il Mercedes diesel usato per gli appostamenti, cosparso di benzina, è stato domato prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco di Macerata, le auto vicine rimosse senza danni. Il mezzo è andato distrutto, denuncia contro ignoti ai Carabinieri. Testimoni avevano notato, poche ore prima, un fuoristrada con tre persone a bordo.

Leggi l’articolo originale su Cronache Maceratesi (27 marzo 2012) →
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