Purtroppo non è una
novità che la criminalità sta prendendo sempre più
di mira le ville isolate o le case appetibili.
Non è tanto il
furto in se che crea danni, ma è la vera e propria
violenza psicologica che si ripercuote per molti anni nella
psiche del derubato.
Articolo tratto da il
Messaggero
FURTO IN CASA: PER CHI LO SUBISCE PEGGIO
DI UNA VIOLENZA
L'AQUILA - "I ladri hanno asportato oggetti di scarso
valore". La tipica frase che chiude i verbali di
polizia dopo un furto in appartamento, invece di mettere una
pietra sopra alla vicenda apre un vero e proprio dramma. Un
"piccolo" furto, nella stragrande maggioranza dei
casi, cambia la vita alla persona derubata (specie se si
tratta di una donna) la quale rischia di essere colpita da
una vera e propria sindrome che causa senso di insicurezza,
perdita di fiducia in se stessi e negli altri, aggressività
verso il prossimo e persino depressione.
È quanto ha affermato Rosantonietta Scramaglia, docente
all'Università Iulm di Milano, che al seminario
internazionale "Global security - sicurezza senza
frontiere" in corso all'Aquila, ha presentato i
sorprendenti risultati di una sua indagine sui furti in
abitazione, svolta su un campione di vittime. Dal sondaggio
tra uomini e donne in età compresa tra i 16 e gli 80 anni,
la professoressa ha scoperto che è proprio il
"piccolo" furto a lasciare segni indelebili: nel
71 per cento dei casi incide sul comportamento abituale
delle persone, modificandolo per sempre. "Chi ha subito
un furto - ha sottolineato Scramaglia- diventa più timoroso
e insicuro, si spaventa più facilmente, ogni volta che
entra in casa controlla immediatamente se è tutto in ordine
e prima di uscire nasconde gli oggetti di valore e la
domenica frequenta, direi maniacalmente, i mercatini per
cercare di rintracciare le sue cose".
Intervenendo al seminario organizzato all'Aquila dalle
locali Università e dalla Scuola sottufficiali della
Guardia di Finanza al dichiarato scopo di fare il punto,
sotto il profilo scientifico, della lotta alla criminalità,
la professoressa Scramaglia ha contestato il concetto comune
secondo il quale il furto è un reato minore proprio per lo
choc che prova nella vittima. Che si sente violentata
nell'intimo con conseguenze disastrose. "Un oggetto -
ha spiegato la docente - caro al proprietario magari per i
ricordi del passato che evoca, sotto il profilo economico può
valere mille lire. Eppure, nel sondaggio è emerso che
quell'oggetto di "scarso valore" per il
proprietario è come se facesse parte integrante del proprio
corpo, come un arto insomma. Una violenza
"carnale": reato grave, dunque, non reato
minore". Lo choc della sottrazione violenta, magari
avvenuta in casa che è il rifugio per eccellenza, si
aggrava oltretutto al momento della denuncia: "Il 90%
delle vittime prova infatti sconforto, fastidio e stupore
nel rendersi conto che per gli agenti il loro racconto è
routine, normalità. È per questo che in molti la denuncia
non la presentano nemmeno convinti che intanto non
ritroveranno mai le loro cose. Del resto, tra il campione
degli intervistati, solo quattro su cento hanno ritrovato la
refurtiva e solo il 10% ha ottenuto il risarcimento".
Lo
schema dei furti in abitazione,
indica ai primi posti i
capoluoghi di regione del Centro-nord. Guida la classifica
Milano (237,5 reati ogni 100.000 abitanti),
seguita da Bologna (215,5) e
Ancona (207,0). Napoli e
Palermo chiudono, invece, la
classifica al terzultimo (58,3)
e all’ultimo posto (43,0).
Milano
237,5
Roma
132,4
Campobasso
80,4
Bologna
215,5
Cagliari
122,5
Napoli
58,3
Ancona
207,0
Bari
107,4
Potenza
53,7
Torino
193,4
Trento
99,2
Palermo
43,0
Firenze
192,7
Aosta
97,8
Genova
163,6
L'Aquila
96,4
Perugia
158,5
Trieste
95,1
Venezia
140,5
Catanzaro
86,8
Fonte:
elaborazione Transcrime di dati Istat e Ministero
dell'Interno (S.D.I.)
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